Lo spread e gli effetti sull’ economia reale.

La crisi che si è sviluppata tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008 per effetti dei mutui “SUBPRIME” e dei titoli “tossici” sui mercati finanziari, ha determinato effetti devastanti per tutta l’ economia mondiale. La crisi ha creato un effetto negativo, chiamato anche “effetto TSUNAMI”, che appunto ha coinvolto anche il sistema bancario italiano. L’ apice si registrò nel 2011, costringendo l’Italia e tutti i paesi interessati, soprattutto quelli dell’ area “EURO”, ad iniziare un percorso di risanamento dei bilanci, in particolare per tutti quei paesi con un debito pubblico elevato, tra cui l’ Italia, in quanto è lo Stato  con il debito pubblico più elevato. La crisi ha messo a confronto, attraverso lo SPREAD, l’ economia dei vari paesi, rilevando in modo particolare il manifestarsi della fiducia, sia da parte degli investitori nazionali ed esteri. Attualmente la fiducia, sempre nell’ambito di questa crisi viene espressa attraverso lo spread, definito anche “tasso differenziale o di gradimento”. Esso è  l’ indicatore per eccellenza del debito pubblico, che si esprime attraverso i titoli di Stato e si mette a confronto con i BOND  tedeschi, in quanto attualmente la Germania è una potenza economica e finanziaria più forte rispetto all’Italia e a tutti gli altri paesi. Lo spread in termini reali esprime il tasso d’ interesse che lo Stato deve sostenere, nel momento in cui colloca i TITOLI DI STATO sul mercato (con riferimento particolare ai BTP decennali ). Maggiore è lo spread, maggiore sarà il debito pubblico. Uno spread elevato crea effetti negativi sul valore capitale del titolo stesso; infatti, uno spread alto per i risparmiatori, da un lato dà la possibilità di staccare una CEDOLA D’ INTERESSE  più remunerativa, ma d’ altro canto  una perdita consistente sul valore capitale. Se invece lo spread si abbassa, avremo l’ effetto contrario. Lo spread basso è indice di fiducia verso l’ economia reale di un determinato paese.

4A S.I.A